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LA STRATEGIA EUROPEA PER IL MARE ADRIATICO E IL MAR IONIO – EUSAIR

Il 17 giugno 2014 la Commissione europea ha adottato una nuova “Strategia dell’UE per la regione adriatica e ionica” finalizzata a promuovere lo sviluppo sostenibile della macroregione Adriatico-ionica, all’interno del quale la tutela delle risorse marine riveste un’importanza significative. In un’ottica di sviluppo endogeno dell’area, la strategia si concentra su un numero limitato di obiettivi ben definiti, articolati attorno a quattro pilastri interdipendenti di rilevanza strategica, tra i quali la "crescita blu" e la promozione della qualità ambientale. Il primo pilastro favorisce la crescita del settore marittimo adriatico-ionico innovativa, promuovendo, tra gli altri, lo sviluppo dei settori della pesca e dell'acquacoltura nonché delle nuove tecnologie destinate al contesto marittimo in un’ottica di sostenibilità economica ed ambientale degli investimenti. In terzo pilastro, invece, prevede un’azione congiunta per l’ambiente marino articolandosi in due punti: il primo relativo alla riduzione delle minacce alla biodiversità costiera e marina e il secondo alle misure per la prevenzione e la gestione dell’inquinamento del mare.

Marine Strategy Framework Directive (2008/56/CE) La Direttiva Quadro sulla Strategia per l’Ambiente Marino 2008/56/CE (MSFD) istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino e impone agli Stati membri di sviluppare strategie che dovrebbero portare alla realizzazione di programmi di misure per conseguire o mantenere un buono stato ecologico nei mari europei entro il 2020. La Direttiva tiene anche pienamente conto degli obblighi che incombono alla Comunità e agli Stati membri in virtù degli accordi presi nell’ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) approvata dalla decisione 98/392/CE del Consiglio, del 23 marzo 1998. La Direttiva stabilisce che gli Stati Membri devono istituire programmi di controllo per la valutazione dei progressi verso il buono stato ecologico, per 11 specifici descrittori qualitativi: - mantenimento biodiversità; - controllo delle specie non-indigene; - buona salute degli stock di pesci e molluschi sfruttati a fini commerciali; - presenza di tutti gli elementi della rete trofica marina; - riduzione dell’eutrofizzazione umana; - integrità del fondo marino; - condizioni idrografiche; - presenza di contaminanti; - concentrazioni di contaminanti presenti nei pesci e in altri frutti di mare destinati al consumo umano; - proprietà e le quantità di rifiuti marini; - introduzione di energia, comprese le fonti sonore sottomarine. La Direttiva, entrata in vigore il 15 luglio 2008, con termine ultimo di recepimento per gli Stati membri al 15 luglio 2010, stabilisce regioni e sotto-regioni marine europee, sulla base di criteri geografici e ambientali: in particolare individua quattro regioni marine europee - il Mar Baltico, il Nord-Est dell'Oceano Atlantico, il Mar Mediterraneo e il Mar Nero – coerenti con le Convenzioni e Commissioni marine regionali già esistenti (Helsinki Commission, 1974; OSPAR Convention, 1972/1974; The Bonn Agreement on North Sea Maritime Pollution, 1969/1983; Barcellona Convention) . Per il descrittore 10 - Rifiuti Marini -, data la necessità di raccogliere dati coerenti e sistematici per l’Europa, è stato prodotto nel 2013 il documento “Guida per il monitoraggio dei rifiuti marini nei mari Europei” con l’obiettivo di uniformare le metodologie di indagine nell’ambito dei programmi di monitoraggio previsti. Il documento fornisce i protocolli metodologici per il monitoraggio dei rifiuti marini (presenti sul litorale, in colonna d’acqua e sul fondale) ed elenca le categorie da utilizzare per la loro classificazione. La guida inoltre fornisce un elenco di riferimento di oltre 200 tipologie di rifiuti, classificati in base al tipo di materiale del quale sono costituiti, che include sia tipologie comuni (per esempio i mozziconi di sigarette e le bottiglie di plastica), che tipologie più particolari caratteristiche di alcune sub-regioni. I rifiuti correlati alle attività di pesca ed acquacoltura sono stati categorizzati come: nasse, ceste da ostriche, reti di diversa dimensione, targhette di plastica, corde, grovigli di reti-corde-fili, reste da mitili e ostriche, lenze, galleggianti, cassette per il pesce sia di plastica che di polistirolo, altre tipologie minori di oggetti correlabili alle attività di pesca.


 
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